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venerdì 24 ottobre 2008

Il mondo letterario del Genji Monogatari 源氏物語

Agli inizi dell' XI secolo, e precisamente attorno all'anno 1004, la nobile Murasaki Shikibu (973-1014?) scrisse il Genji Monogatari (La storia di Genji), considerato il massimo capolavoro della letteratura giapponese e il primo romanzo della letteratura mondiale. Quest'opera trova il suo contesto storico-culturale nella corte imperiale del periodo Heian (794-1185) e fa parte di una ricca e pregevole produzione letteraria e artistica che ruota in modo pressoché esclusivo attorno all'aristocrazia civile (i kuge) del tempo. Allo stesso tempo, il Genji Monogatari ci offre un quadro vivace e accurato della vita sociale e privata della nobiltà di corte, trascurando, tuttavia, tutto ciò che avveniva fuori dal mondo culturale aristocratico della Capitale, un mondo tanto colto e raffinato quanto elitario e circoscritto.

Le espressioni culturali più elevate del periodo si ebbero, infatti, all'interno del ridotto gruppo di nobili che componeva la società di corte di Heiankyo e viveva nel palazzo imperiale o nelle vicine residenze dell'aristocrazia. In questa èlite creativa, dove la cura per l'abbigliamento, per l'etichetta e per le arti determinava lo status e la reputazione di un individuo, le donne, ormai escluse dall'esercizio del potere politico, svolgevano un ruolo culturale rilevante. Infatti, secondo la divisione dei ruoli basata sulla differenza di genere, una delle originali concezioni del periodo Heian, mentre gli uomini erano assorbiti dagli impegni politici, l'ingegno femminile poteva rivolgersi alla scrittura e dominare così il mondo letterario, dando alla luce i primi capolavori in kana (ovvero in giapponese).

Non a caso, numerosi scritti di questo periodo, in genere nikki (diari) o monogatari (racconti, lunghi o brevi) furono scritti dalle dame di corte, tra le quali spicca, appunto, Murasaki Shikibu. Tuttavia, dell'autrice del Genji Monogarari sappiamo ben poco. Persino il suo nome è incerto: fu chiamata Shikibu perché figlia di un cortigiano di basso grado del Ministero dei Riti (shikibu), appartenente a un ramo minore dei Fujiwara. Il nome Murasaki, che significa "porpora", deriva invece da una delle protagoniste del romanzo, Murasaki no Ue. Sposatasi con un Fujiwara nel 999 ma rimasta vedova due anni dopo, Shikibu entrò a corte come dama di compagnia di Shoshi, una delle mogli dell'Imperatore Ichijo; si trovò così al centro di un brillante gruppo di donne appassionate di letteratura. In questo ambiente di dame esisteva naturalmente un'accesa rivalità che si manifestava nei frequenti intrighi politici di corte, in amore e nello sfoggio delle proprie abilità letterarie.

In questo contesto, Shikibu compose, nel primo decennio dell' XI secolo il Genji Monogatari, il suo capolavoro. L'opera, episodica e complessa, con un gran numero di personaggi, è divisa in 54 libri che narrano le vicende di Genji, un principe immaginario, e dei suoi discendenti. La storia è strutturata in modo tale che ciascun episodio che la compone possa essere goduto separatamente, pur facendo chiaramente parte di un tutto più grande. I primi due terzi descrivono la giovinezza e la maturità di Genji, il "principe splendente" della corte di Heian. Il resto, invece, descrive il mondo dopo la sua morte. Genji rappresenta il cortigiano ideale - figlio di un imperatore, musicista raffinato, poeta, pittore e ballerino- ma è soprattutto un grande seduttore, che vive molteplici storie d'amore, alcune fuggevoli e superficiali, altre durevoli profonde e sofferte, ma in ciascuna di queste storie dimostra quel tatto e quell'eleganza che si confanno all'ambiente di Corte.

Tuttavia, Shikibu Murasaki non si limita a fare il resoconto di una lunga serie di amori, o a descrivere l'aspetto superficiale della vita di Corte, ma offre anche un'accurata analisi psicologica dei personaggi che popolano il suo romanzo. Ma il Genji Monogatari è ancora più significativo se si pensa che costituisce il manifesto dei valori culturali dell'aristocrazia di Heian, valori esemplificati dalla stessa figura del principe Genji. Uno di questi è il miyabi, sorta di ideale estetico dell'eleganza, della raffinatezza e di quella cura nei modi, nelle parole e nei sentimenti volta a eliminare ogni grossolaneità e rozzezza. Un'altro ideale estetico che troviamo nell'opera di Shikibu è, poi, il mono no aware (letteralmente, tristezza delle cose), ovvero un senso di ansietà che nasce dalla consapevolezza della transitorietà e della precarietà di ogni cosa terrena. Tale percezione, di chiara matrice buddhista, divenne predominante nella fase conclusiva del periodo Heian (e soprattutto nel successivo periodo Kamakura), ma la troviamo già nel Genji Monogatari nel quale, attraverso la ricorrente metafora della fioritura dei ciliegi o la stessa immagine del protagonista, esprime l'dea che il culmine della vitalità e della bellezza coincida con l'inizio del suo decadimento e del suo declino.

sabato 27 ottobre 2007

Introduzione al Kojiki 古事記


Le vicende descritte sinteticamente nell'articolo precedente ( Le origini dal mito ) sono trattate nel Kojiki (letteralmente "vecchie cose scritte"), la più antica opera letteraria giapponese a noi pervenuta. In particolare, il testo riportato in questo blog, costituisce a grandi linee l'argomento del primo dei 3 libri in cui il Kojiki è suddiviso, quello riferito all'epoca mitologica dall'origine dell'arcipelago alla fondazione dell'impero ad opera di Jinmu. Nel secondo libro, invece, la narrazione tratta il succedersi di sovrani parzialmente sovrumani arrivando fino al III secolo d.C mentre il terzo, riguarda vicende di un tempo vicino e si conclude con brevi notizie sull'imperatrice Suiko arrivando al 628 circa.

Compilato presumibilmente nel 712 d.C. dal nobile di corte Yasumaro per ordine dell' imperatrice Genmei, il Kojiki è anche il risultato della revisione di annali dinastici e dei miti antichi (tramandati oralmente) fatta dal cortigiano Are per volere dell'imperatore Tenmu attorno alla fine del VII secolo. Il lavoro di Are, interrottosi alla morte del sovrano nel 686, sarebbe infatti stato ripreso venticinque anni dopo da Yasumaro. Il Kojiki viene dunque a prendere forma negli ambienti della corte imperiale tra gli ultimi anni del VII secolo e i primi dell'VIII, ovvero il periodo di consolidamento del potere politico e religioso della dinastia regnante. Proprio in questi anni, l'opera si configura come la legittimazione ideologica della supremazia della famiglia imperiale. Il Kojiki nasce infatti come una sorta di "propaganda dinastica", voluta dall'Imperatore Tenmu, facendo discendere la famiglia imperiale dalla divinità suprema, la dea del Sole Amaterasu Omoikami che avrebbe inviato i suoi discendenti a regnare sulla terra di Yamato (antico nome del Giappone). Il legame di sangue con la dea solare e la sanzione celeste dell' egemonia terrena del sovrano avrebbero impedito la possibilità di un avvicendamento dinastico, contribuendo così alla sopravvivenza dell' istituzione imperiale anche quando questa sarà priva di un effettivo potere politico.

Quelli della compilazione del Kojiki sono inoltre gli anni di una svolta cruciale nella cultura dominante: è proprio in questi anni, in cui il modello culturale cinese tende a diventare egemone in tutti i campi del sapere, che il Giappone cominciò a coniare soluzioni originali in arte, architettura e letteratura. Infatti, il Kojiki mostra lo sviluppo embrionale di un sistema di scrittura propriamente giapponese, sebbene basato su caratteri cinesi. In pratica, si tenta di mettere, per la prima volta, per iscritto la lingua giapponese adattando alle sue esigenze la scrittura cinese. Nasce così una prosa scritta con ideogrammi di origine cinese mescolati, talvolta, a caratteri fonetici giapponesi.

Il Kojiki segna dunque l'esordio letterario del Giappone.Si tratta, infine, di un racconto dove si intrecciano successioni al trono, matrimoni regali ma anche storie di tradimenti e inganni, racconti del terrore e resoconti di incantesimi e maledizioni dove prevalgono atti crudeli e violenti.Certo, la violenza non manca nemmeno nei miti di alte parti del mondo ma a contraddistinguere la mitologia giapponese dalle altre è l'assenza di giudizi morali su ciò che buono o cattivo: alcune azioni possono essere seguite da punizioni o censure ma mai da riprovazioni. Così, per esempio, il dio Susano-o, pur comportandosi in modo malvagio viene allontanato dal Cielo ma non viene mai condannato per il suo atteggiamento.Un certo tipo di comportamento può essere accettato o rifiutato a seconda delle circostanze, e non in base a un codice di principi universalmente riconosciuti.

In conclusione, il Kojiki è senz'altro una lettura tanto interessante quanto utile per iniziare a conoscere, o approfondire, aspetti storici ma anche culturali, antropologici e perfino sociali del Giappone. Per questo motivo, oltre che per l'incredibile immaginario e i messaggi in esso contenuti, è una lettura che raccomando a chiunque e , in particolare, a chi è interessato al Paese del Sol Levante.